Nel settembre 2003 il Parlamento Europeo votò per riaffermare l'esclusione del software dall'ambito di quanto è brevettabile. Nel frattempo, la Commissione ed il Consiglio dei Ministri hanno ignorato questa votazione e stabilito nuovi precedenti di un modo antidemocratico di legiferare. I sottoscritti chiedono ai vari protagonisti di fare la loro parte per rimediare a questa situazione.
Negli ultimi anni, l'Ufficio per i Brevetti Europeo (EPO), in contraddizione con la lettera e lo spirito della legge vigente, ha concesso più di 30,000 brevetti per computer normalmente attrezzati per processare dati (es. i personal computer), sotto indicati come “brevetti software”. Questi brevetti sono estremamente ampi, banali e dannosi come le loro controparti USA.
Nel settembre 2003 il Parlamento Europeo votò per riaffermare l'esclusione del software dall'ambito di quanto è brevettabile, codificando così l'interpretazione originale della legge, e per chiarire la terminologia del trattato TRIPS ricorrendo alla teoria tradizionale dell'invenzione tecnica, come si trova specialmente nella giurisprudenza tedesca dal 1976 al 2002. Il voto si ebbe dopo 19 mesi di deliberazioni in 3 commissioni e si basò su una vasta partecipazione e un'approfondita documentazione. Ciò nonostante la Commissione e il Consiglio si sono rifiutati di anche solo discutere le problematiche risolte dal Parlamento. Hanno invece tentato di imporre la screditata pratica dell'EPO eliminando gli emendamenti e rimandando la direttiva ad una seconda lettura nel nuovo parlamento, con una tempistica molto stretta ed il requisito di una maggioranza assai più vasta per reintrodurre le modifiche.
Il testo del Consiglio pretende di escludere i brevetti software, ma nella realtà svuota poi di significato tali esclusioni ed impedisce ogni effettiva limitazione della brevettabilità in questo campo. Molte delle espressioni in esso usate non servono a null'altro che a tranquillizzare le coscienze dei ministri e dei parlamentari.
La decisione del Consiglio è stata dominata da quegli stessi che governano l'Ufficio Brevetti Europeo (EPO), ed è stata forzata contro la volontà dei parlamenti nazionali. Durante il processo, sia il Consiglio sia la Commissione hanno stabilito nuovi preoccupanti precedenti di giurisprudenza antidemocratica nell'Unione Europea.
E' urgente che il Consiglio dei Ministri Europeo spieghi, rispondendo alle 23 domande della FFII, in che modo sia scaturita ciò che chiama "posizione comune" sui brevetti software del 7 marzo 2005.
E' urgente che i membri dei parlamenti nazionali degli stati europei prendano nelle loro mani la legislazione in materia di brevetti. Nel breve periodo, chiari segnali devono essere inviati per impedire che gli uffici nazionali dei brevetti e le corti chiamate a decidere in materia permettano rivendicazioni su programmi.
E' urgente che i membri dei parlamenti nazionali degli stati europei mettano il Consiglio dei Ministri Europeo sotto controllo. Come requisito minimo, gli accordi politici devono essere soggetti alla ratifica parlamentare, in special modo quando contengano emendamenti dell'ultimo minuto.